epa08172758 (FILE) - A Chinese man walks past an Apple logo outside an Apple Store in Beijing, China, 09 May 2019 (reissued 28 January 2020). Apple is to release their 1st quarter 2020 results on 28 January 2020.  EPA/ROMAN PILIPEY *** Local Caption *** 55178711

Apple paga dipendenti per perquisizioni

(ANSA) – ROMA, 17 FEB – Apple dovrà risarcire i dipendenti che ha trattenuto dopo il turno di lavoro, a causa delle perquisizioni che l’azienda mette a punto per contrastare il furto dei dispositivi. Lo ha stabilito in una sentenza la Corte Suprema della California, nell’ambito di una class-action mossa dai dipendenti della Mela nel 2013. “Il tempo speso nei locali di Apple in attesa e nel corso delle verifiche obbligatorie di borse, pacchetti o dispositivi tecnologici va compensato come orario di lavoro”, ha scritto il giudice Tani Cantil-Sakauye nella sentenza, secondo quanto riporta il Los Angeles Times. La policy di Apple prevede che gli addetti ai negozi vengano sottoposti a ricerche nei loro effetti personali e anche alla verifica dei numeri di serie della “tecnologia personale”.
    Secondo i dipendenti, i controlli possono portare via da venti a 45 minuti. La decisione della Corte Suprema della California ha effetto retroattivo. La class-action comprende i dipendenti dei negozi Apple dal 25 luglio 2009 ad oggi, che hanno superato le 12.400 unità.(ANSA).

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

GOOGLE ASSISTANT

Google ci trova anche le chiavi di casa

L’assistente interagisce con dispositivi da agganciare a oggetti

Non solo le ricerche online: Google è in grado di cercare per noi anche gli oggetti fisici che tendiamo a perdere, come le chiavi di casa e dell’auto. Merito dell’assistente vocale, e della collaborazione con l’azienda Tile, specializzata in dispositivi Bluetooth da agganciare agli oggetti per poterli ritrovare.

I device hanno vari design e dimensioni per poter essere uniti a ciò che si vuole tenere sotto controllo. Prendono la forma di una carta di credito da inserire nella portafoglio o nella borsa, di piccoli bottoni adesivi da attaccare al telecomando o alla macchina fotografica, o di quadratini forati da agganciare al portachiavi.

Una volta che questi tracker sono abbinati a un oggetto, si può usare l’assistente virtuale di Google per ritrovarlo. Che sia dallo smartphone o da un altoparlante, si può chiedere all’assistente “Fai suonare le chiavi” oppure “Dov’è il portafogli?”. Se è in casa, offrirà indicazioni, e se invece lo si è dimenticato o perso fuori, potrà dire l’indirizzo a cui andarlo a riprendere. 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Samsung-Galaxy-S20-7

Samsung Galaxy S20 si fa in tre e arriva nuovo pieghevole

Samsung si fa in tre, anzi in quattro. In un evento organizzato a San Francisco, con misure di sicurezza per i partecipanti a causa del coronavirus, l’azienda sudcoreana ha lanciato tre versioni del Galaxy S20, il diretto concorrente dell’iPhone, e un nuovo telefono pieghevole.

“Siamo appena entrati in un nuovo decennio e il 5G cambierà completamente il modo in cui comunichiamo e viviamo il mondo che ci circonda”, afferma TM Roh, Head of Mobile Communications Business, Samsung Electronics per presentare i nuovi telefoni tutti dotati di connettività 5G e di “una incredibile fotocamera con intelligenza artificiale“.

Il telefono pieghevole si chiama Z Flip ed è l’evoluzione del Galaxy Fold lanciato lo scorso anno e non immediatamente fortunato per via di alcuni problemi progettuali. Il display è in vetro flessibile: aperto misura 6.7 pollici, chiuso sta nel palmo di una mano. ll Galaxy Z Flip sarà disponibile dal 14 febbraio in due varianti di colore, al prezzo di 1520 euro.

Il Samsung Galaxy S20, invece, arriva nella variante basePlus e Ultra. Monta un display Quad HD+ Dynamic AMOLED 2X, piatto e quasi senza cornice ed esteso su tutta la superficie frontale, e con una diversa concentrazione di pixel a seconda dei modelli. Il Galaxy S20 ha un display da 6,2 pollici (la versione 4G da 8 GB + 128 GB con memoria espandibile 1TB costa 929 euro; quella 5G da 12 GB +128 GB 1029 euro). La versione Plus ha un display da 6.7 pollici (la versione 4G da 8 GB + 128 GB e memoria espandibile 1TB costa 1029 euro, quella 5G da 12 GB + 128 GB e memoria espandibile 1TB costa 1129 euro, quella 5G da 12 GB + 512 GB e memoria espandibile 1TB costa 1279 euro). Infine, il Galaxy S20 Ultra è solo 5G, ha un display da 6.9 pollici, 12 GB + 128 GB e memoria espandibile 1TB e costa 1379 euro.

Il centro di tutto è il comparto fotografico capace di una risoluzione estremamente elevata (108 MP per Galaxy S20 Ultra 5G, 64 MP per Galaxy S20 e Galaxy S20+), per mettere in evidenza con chiarezza i dettagli. Galaxy S20 Ultra 5G fa un ulteriore passo avanti a livello di sensore combinando nove pixel in uno. Inoltre, grazie alla tecnologia ‘Space Zoom’ i nuovi Samsung sono in grado di catturare i soggetti più lontani con una risoluzione maggiore. E, grazie all’intelligenza artificiale, con Galaxy S20 si può girare un breve video per ottenere automaticamente una serie di foto e video in diversi formati tra cui scegliere. Consente anche riprese video in 8K che possono essere caricate direttamente su YouTube. Riguardo la musica, c’è anche l’integrazione tra l’assistente Bixby e Spotify per “una colonna sonora personalizzata”.

È possibile prenotare Galaxy S20, S20+ e S20 Ultra 5G dall’11 febbraio. Prenotando Galaxy S20+ o S20 Ultra 5G tra l’11 febbraio e l’8 marzo e acquistandolo tra il 13 e il 31 marzo, gli utenti riceveranno i nuovi auricolari Galaxy Buds+. I dispositivi saranno disponibili nei negozi fisici e online a partire dal 13 marzo. RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Due ragazze si scambiano messaggi sugli iPhone prima di entrare a scuola.ANSA/FRANCO SILVI

Italiani online 6 ore al giorno

Sono quasi 50 milioni gli italiani che usano internet su base giornaliera, e trascorrono online in media 6 ore al giorno. In 45 milioni si collegano da smartphone e tablet, e 35 milioni usano i social, a cui si dedicano quotidianamente, in media, 1 ora e 57 minuti. Sono alcuni dei dati che emergono da “Digital 2020” la ricerca condotta da We Are Social in collaborazione con Hootsuite e giunta alla nona edizione.

Online si cerca soprattutto intrattenimento. Il 92% guarda contenuti video e il 34% vlog; il 57% ascolta musica in streaming, il 39% web radio e il 23% podcast. Grazie alla diffusione degli assistenti vocali, il 35% degli internauti usa almeno un servizio controllato con la voce. Forte incremento anche per i dispositivi indossabili: un italiano su sette (15%) possiede uno smartwatch o un altro wearable, a fronte del 5% di un anno fa. Lo smartphone è in mano al 94% degli italiani, che usano soprattutto app di messaggistica (92%), per l’intrattenimento e la fruizione di contenuti video (73%). A seguire l’ascolto di musica (52%), lo shopping (68%) e il gaming (43%). Sul fronte dei social, la piattaforma più attiva si conferma YouTube, seguita dalla famiglia di app di Facebook.

La ricerca scatta una fotografia anche su scala globale. Nel mondo sono 4,54 miliardi le persone online, con quasi 300 milioni di utenti che hanno avuto accesso ad internet per la prima volta nel corso del 2019. La metà della popolazione mondiale – 3,8 miliardi di persone – usa regolarmente i social media, e le piattaforme più atitve sono Facebook, YouTube e WhatsApp. In rapida crescita TikTok, con 800 milioni di utenti attivi al mese di cui 300milioni fuori dalla Cina.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Logo Amazon

Amazon ottiene stop a maxi commessa Pentagono

Amazon esulta: un giudice ha infatti bloccato la maxi commessa da 10 miliardi di dollari che il Pentagono aveva affidato a Microsoft per la realizzazione dei servizi iCloud. Il colosso guidato da Jeff Bezos aveva fatto ricorso denunciando interferenze politiche da parte della Casa Bianca volte a estromettere Amazon dalla partita.

Lo stop al contratto denominato Jedi (Joint Enterprise Defense Infrastructure) e che affidava la maxi commessa del Pentagono a Microsoft è temporaneo. I giudici vogliono vederci chiaro dopo la causa legale presentata da Amazon che afferma di essere stata discriminata per motivi politici (è noto l’astio tra Donald Trump e Jeff Bezos che è anche il proprietario del Washington Post) e che ha chiesto alla corte di chiamare a deporre lo stesso Trump, il segretario alla difesa Mark Esoer e il suo predecessore James Mattis.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

dji_mavic_2-1

Il mercato italiano dei droni vale 100 milioni

Il fatturato delle aziende italiane nel settore professionale dei droni è stimato in 100 milioni di euro nel 2018. Tra produttori di beni e fornitori di servizi, le aziende sono circa 700, meno dell’1% del tessuto industriale del Paese, il 55% ha sede nel nord Italia e il 77% ha meno di dieci dipendenti. A scattare la fotografia è una ricerca dell’Osservatorio Droni della School of Management del Politecnico di Milano, presentata stamani nel capoluogo lombardo.

Da gennaio 2016 a fine dicembre 2019 si sono registrati complessivamente al portale dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (Anac) 13.479 droni, con un incremento medio annuo del 13%. Il boom di registrazioni si è verificato nel 2018, con oltre 4.200 tra dichiarazioni e autorizzazioni. Il 2019 ha invece riportato una leggera flessione delle iscrizioni, a circa 3.900.

Gran parte delle registrazioni riguarda droni con un peso inferiore a 1 kg (43%) e tra 1 e 5 kg (48%). Solamente il 6% è per droni con peso compreso tra 5 e 10 kg e il restante 3% per quelli sopra i 10 kg. Tra le aziende, il 56% dei droni registrati appartiene a 5 costruttori: DJI con il 47% delle registrazioni totali, Parrot (3%), Yuneec (2,5%), DXdrone (2%) e Italdron (1,5%).

Guardando agli ambiti di utilizzo, la ricerca ha censito 258 progetti di applicazione industriale di droni a livello mondiale, che vanno dalla consegna a domicilio alle ispezioni in ambito industriale, dal soccorso al trasporto di persone.

Tuttavia, solo il 19% è in fase operativa, mentre il 50% sono sperimentazioni, il 12% annunci, il 19% utilizzi una tantum per risolvere esigenze puntuali. La maggior parte dei progetti sono stati attivati in Paesi con una regolamentazione chiara; non a caso il 48% sono in Europa e il 36% in America, mentre sono meno in Asia (9%), Africa (4%) e Oceania (3%).

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA